TIPICO 20
tìpico agg. [dal lat. tardo typĭcus (gr. τυπικός), der. di typus «tipo»] (pl. m. -ci).
L’etimologia della parola in questo caso vuole dire molto, occorre approfondirne il senso che questo termine ha nei confronti dell’intento, altrimenti si ha il rischio di fraintenderne il significato. La definizione non è quella di prodotti che “presentano le stesse caratteristiche, per modo che basta l’osservazione di un caso singolo per avere la conoscenza di tutti i casi dello stesso ordine, o della maggioranza di essi ”, ma occorre porre il termine sulla volontà primaria di inquadrare una ricetta, un prodotto, un ingrediente che appartiene in modo specifico ad un luogo, ovvero caratteri “che corrispondono in modo costante ai caratteri della regione di provenienza”.
Il significato di questa parola si avvicina agli intenti prefigurati dal progetto se lo si pensa più come avverbio che come aggettivo, ovvero più all’espressione “tipicaménte, in modo tipico, caratteristico, peculiare” di una regione. La necessità di citare il significato di “tipico” si lega alla volontà di ricercare le eccellenze gastronomiche e enologiche del nostro Paese, una costellazione frammentata in molteplici e concatenate realtà di varianti produttive che lo rappresentano.
Il tipo, da intendersi come carattere particolare e identitario, acquisisce i valori della “variazione dell’identità” di una tradizione popolare. Ed è proprio da questo concetto che nasce la volontà di perseguire una memoria localmente diffusa, ma che nello stesso tempo trova il modo di evolversi e rinnovarsi. Parlare di tradizioni culinarie, di tipicità locali in termini di architettura in un certo senso vuol dire riferirsi alla ruralità del vernacolare e dell’artigianato. La ricerca su questo ambito ha portato alla scelta progettuale di prendere a riferimento alcuni elementi caratteristici che in modo più o meno diffusi costituiscono il patrimonio culturale delle regioni italiane. Dal principio si è voluto evitare la mera imitazione del vernacolare proponendo un falso modello, ma l’idea di cercare la radice genuina di questi riferimenti. Il controsoffitto è stato progettato avendo come riferimento ad un sistema ampiamente diffuso nelle dispense, nelle cucine e nelle cantine di tutto il territorio nazionale, ovvero un semplice “palo” in legno, ancora oggi utilizzato per poter la conservazione, la maturazione e la protezione di cibi preziosi. Questo elemento è stato ripetuto e moltiplicato su tutta la superficie del soffitto caratterizzando fortemente lo spazio e nello stesso tempo integrare la parte tecnica degli impianti. Il folklore di una strada coperta di coriandoli è stata portata sul pavimento colorato. Gli arredi sono stati pensati in base alle esigenze funzionali dello scaffale per mostrare i prodotti, ma nello stesso tempo poter inserire semplici decorazioni artigianali sulle coste degli elementi orizzontali e verticali.
Fotografie: Federico Di Iorio