GABRINI
Antica Nuova Gastronomia
Il termine sinestesia deriva da due parole greche “syn” (insieme) e “aisthesis” (percezione), pertanto significa letteralmente “sentire insieme” ed indica una percezione simultanea. Questa “fusione” è automatica ed involontaria, e si può verificare in diversi modi: ad esempio, alcuni possono “vedere” i suoni, nel senso che una melodia può innescare la visione di un colore; altri sperimentano, invece, la visione dei colori durante la semplice lettura di un testo.”
Sulla base di questi principi percettivi deriva la composizione e la struttura dello spazio interno, le cui finiture possono innescare gli stimoli gustativi attraverso la vista e il tatto. L’ambizione è quella di realizzare un interno che possa stimolare l’appetito, innescare i ricettori del gusto in un processo di elaborazione mentale che nello stesso tempo è complesso ma primordiale e immediato.
“In realtà, il gusto non si riduce alle sensazioni chemestetiche dovute ai ricettori posti nell’apparato orale. Il processo di elaborazione degli stimoli sensoriali che lo riguardano, infatti, coinvolge sempre anche l’olfatto e, di volta in volta … tutti gli altri sensi. Questo processo viene completato dal cervello, sulla base dell’elaborazione dei dati sensoriali derivanti dagli stimoli fisici più altri dati (cultura, educazione, contesto) costituendo così a tutti gli effetti … un sistema percettivo complesso.
In altri termini: gusto e olfatto sono definiti convenzionalmente sensi chimici, perché gli stimoli a cui sono sottoposti gli organi del naso e della bocca, poi elaborati dai recettori, provengono da agenti chimici; ma gusto e olfatto come organi di percezione non sono definibili come sensi chimici. Il processo che porta dallo stimolo alla sua elaborazione come sensazione …e dalla sensazione alla sua elaborazione come percezione … è molto complesso e ricco di numerose sfumature.”
“Una petite madeleine e si risvegliano improvvisamente ricordi dell’infanzia. Così accade che un dolce francese diventi il catalizzatore dell’opera di Marcel Proust “A la recherche du temps perdu”. Un morso e, con semplicità, tutto ha inizio. Oggi spesso il cibo perde il suo senso più stretto di alimento e diventa qualcosa d’altro: una ricerca di un momento perduto, di un attimo passato che, grazie al gusto, torna alla mente. Si chiama “comfort food ” ed è il livello più alto che si possa raggiungere attraverso il cibo, è la consapevolezza di come dietro ad un boccone si possa nascondere tutto un contesto che, grazie a quel sapore, viene risvegliato”.
Questo riferimento è utile per evidenziare quanto i nostri sensi non solo sono parte integrante di noi stessi, ma che in un modo o nell’altro riescano ad innescare reazioni e stimoli complessi.
L’architettura in questo con i suoi interni può dare un supporto non indifferente, contribuendo a costruire le emozioni in uno spazio conviviale e confortevole, dove i sensi vengono piacevolmente stimolati.